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Cospicue sono le vestigia del vecchio convento presso la Piazza del Grano in Asciano. Restano il pavimento dell'ingresso (fatto di mattoni per taglio, a spina), il piccolo chiostro con pozzo d'acqua perenne, la scala, la loggia e, a ben guardare, tutte le strutture dei fabbricati, sia all'interno sia all'esterno. Il convento fu in auge nei secoli XV e XVI. Sul portone d'accesso tuttora fa bella mostra di s‚, adorno di molti fregi, lo stemma di S. Galgano, che raffigura una spada infissa sulla roccia divenuta molle come creta, con l'elsa elevata a m• di croce sopra una rupe. Sotto questo stemma marmoreo nitida si legge l'iscrizione: "HE AEDES INSTAURATE SUNT ANTONIO ABBATE SANCTI GALGANI VIVENTE MCCCCLXXXVIIII" ("Questi fabbricati furono edificati, vivente Antonio abate di S. Galgano, nel 1489"). Si tratta senz'altro di posteriori ampliamenti e miglioramenti d'edifici gi… esistenti.
Anche all'interno le strutture degli ambienti, sia pure dopo molti rifacimenti richiamano l'originaria destinazione. C'Š ancora in quello che fu sicuramente il refettorio della comunit… un piccolo affresco di autore imprecisato, chiuso dietro una copertura in laterizio.
I fondachi del convento s'identificavano come "grance", ovvero granai, dove cioŠ i monaci "rancieri" conservavano e negoziavano il grano. Alla presenza antica di questi granai, le cui tracce si rilevano ovunque, si deve il nome della piazza antistante e a lato del complesso edilizio: piazza del Grano.
Remoti eredi della tradizione benedettina, i monaci di S. Galgano si affermarono in Asciano come colonizzatori e bonificatori: un nucleo del grande ordine di Cteau, del quale Bernardo di Chiaravalle, asceta e mistico, aveva iniziato la diffusione in tutta l'Europa. Amministravano numerosi beni, terreni e case, in molte zone del territorio ascianese. I loro maggiori possedimenti erano quelli della campagna intorno a palazzo Monaci (una volta denominato palazzo a'Monaci), lungo la strada per Chiusure, sulle colline che s'adagiano a ponente verso la valle dell'Ombrone e, a levante, s'affacciano al poggio della Cella sul declivio del borro della Copra. A Palazzo Monaci fu eretta una cappella dedicata a S. Galgano. Il nome del casolare Cella evoca la memoria di un antico eremo e, insieme, di una piccola "grancia".
A cura di: Renato Prof. Lucatti
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