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View on mapMosaico Villa Romana
Paticolare del disegno ornamentale

La scoperta effettuata nell’anno 1899 in pieno centro di Asciano di un mosaico in ottimo stato di conservazione in un orto di proprietà della famiglia Francini – Naldi non stupisce viste le origini etrusche del luogo. I resti si riferiscono probabilmente ad un edificio termale, forse di bagni sulfurei, posto in posizione elevata sopra il torrente Bestina. Si ha traccia anche di un solido muro perimetrale.
Il mosaico è costituito da due vani e cioè un’aula rettangolare, adibita a luogo di ricevimento e una esedra (vano munito di sedili fissi o mobili) a forma quadrata adibito al riposo dei proprietari. La decorazione dell’aula è costituita da motivo floreale ripetuto contenuto in cerchi tangenti l’uno all’altro e che sono in numero di 4 sul lato più breve e di 9 su quello più lungo. E’ ancora presente parte del listello a cerchietti che chiudeva il tutto.In ogni cerchio è contenuto un rosone a quattro foglie trilobate con un pistillo a forma di cuore. Tra le foglie trilobate sono presenti rametti o gemme stilizzati e tra i cerchi vi sono foglie dentellate disposte a croce. I colori sono il rosso, il giallo, il grigio azzurrognolo, il bianco e il nero.Il disegno è poi contornato da un doppio ordine di fasce di cui la più interna è costituita da motivo a campana a formare rombi alternativamente a lati dritti e curvi di colore bianco su fondo nero, mentre l’esterna ha archetti di color nero uniti ad ogive di color bianco.
La decorazione dell’esedra, che è comunicante con l’aula mediante una fascia contenente quadrati ed ovuli di color bianco su fondo nero, è delimitata da una fascia esterna con archetti e ogive ed è formata da un motivo a stella, dato da 8 rombi alternati a quadrati. Le stelle terminano con rombi al cui interno vi sono dei nodi di Salomone, mentre i quadrati hanno all’interno delle matasse. I colori sono il giallo, il rosso, il bianco e il nero.Il mosaico di Asciano trova riscontro cronologicamente, per l’esedra al periodo imperiale dove era molto diffuso (alcune case di Pompei del I secolo d. C. ed Ostia II secolo d. C.) e per l’aula ai mosaici africani (Timgad in Algeria, III – IV secolo d. C.).

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