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MIELE ACACIA (ROBINIA)

Produttore: Apicoltura Valdieno
Confezione: Barattolo vetro
Stagione: estate, autunno
Prezzo al kg: € 12,60

Peso: 500 g
Prezzo: € 6,30

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Vasettino di vetro per il più apprezzato ingrediente mellifero della produzione ascianese, colore giallo-bianco trasparente, consistenza liquida, odore tenue e molto delicato.

Il suo sapore fine e vellutato è ideale in abbinata con formaggi pecorini stagionati e semistagionati delle crete oppure spalmato direttamente su una croccante fetta di pane tostato. Molto utlizzato anche come dolcificante al posto dello zucchero



INGREDIENTI: miele acacia

CONSERVAZIONE: vasetto vetro

Come abbiamo già accennato, le tipologie dei mieli, dipendono dal tipo di fiore o dalla loro miscellanea che ha la preminenza nelle caratteristiche.
In commercio possiamo trovare numerosi tipi di miele di: acacia, castagno, erba medica, girasole, Millefiori, ecc. ognuno con caratteristiche organolettiche e “medicamentose” diverse.
La tipologia dei mieli, oltre ad esser dichiarata dai produttori, è certificata da gruppi di assaggio riconosciuti, attraverso i seguenti parametri.
Esame visivo: Impurità: cera, schiuma, insetti
Aspetti generali: liquido, omogeneo, limpido, cristallizzato, fluido, viscoso, …
Colore: panna, ambrato, rosato, paglierino, tenue, brillante, luminoso, pesante, intenso

Esame olfattivo (odore): fruttato (arance, mela ecc.), floreale (ginestra, lavanda ecc.), vegetale (cavolo, grano, ecc.), animale (pelo bagnato, cuoio ecc.), nullo, debole, intenso

Esame gustativo: dolce, salato, acido, amaro, astringente, rinfrescante, piccante, ecc. Persistenza retro gustativa e sensazioni di retrogusto

Esame tattile: cremoso, pastoso, compatto, duro, asciutto, gelatinoso
Dimensione dei cristalli: fini, medi, grossi
Fluidità: molto fluido, fluido, normalmente fluido, denso, filante.

 TIPO: MIELE di ACACIA

STATO FISICO: liquido

COLORE: da bianco trasparente a giallo paglierino chiaro

ODORE: floreale tenue Delicato

SAPORE: vellutato, fine 
 


In merito all’utilizzo del miele, si hanno molteplici resoconti storici e cenni preistorici, anche se lo scopo non era sempre alimentare. Le api erano venerate e considerate miti della vita. Si hanno numerose testimonianze in civiltà pre-storiche in cui per motivi religiosi e\o curativi alcuni eletti (o sacrificati) erano fatti pungere dalle api. Il valore sia nutrizionale, sia curativo, sia magico-religioso delle api, del miele e della cera, passando attraverso gli Egizi ed i Romani, è arrivato pressoché intatto alla nostra civiltà, attraverso la religione Cristiana. Tra gli animali del creato, quali non potevano non essere graditi all’altissimo, se non quelli che donavano all’uomo la materia prima per produrre la luce. L’accensione del cero pasquale, simbolo di nuova speranza di luce. In taluni riti religiosi, le api venivano paragonate agli angeli e come tali, degne di rispetto. In Grecia le api, secondo Platone, rappresentavano le virtù della castità, purezza e operosità.
E se la storia è piena di piccoli e grandi tributi a riguardo della api dei loro “doni”, poche tracce fanno riferimento al loro allevamento.
Sappiamo infatti che in origine gli alveari naturali venivano “cacciati” (pratica ancora oggi diffusa presso le popolazioni primitive di tutto il pianeta). Una volta trovato il favo, all’interno di crepacci, tronchi morti o simili, le api venivano affumicate e depredate del loro miele. La pratica quasi sempre portava alla distruzione dell’intera colonia.
Successivamente i nuovi sciami venivano catturati e richiusi in contenitori allungati di terracotta, pietra o legno e trasportati dove fosse possibile un facile controllo. Due o tre volta all’anno le parti superiori dei favi erano tagliate e spremute per ottenerne miele e cera. Un po’ come per l’olio, esisteva la prima spremitura, ottenuta quasi per caduta e successive spremiture che avvenivano con torchi simili a quelli utilizzati ancora oggi per le olive.
Possiamo ipotizzare che l’origine dell’allevamento delle api sia identificabile in Africa, i Boscimani e, i padri degli antichi Egizi presso le sorgenti del Nilo, ci hanno lasciato incisi sulle rocce, grafiti raffiguranti alveari.
Sappiamo che nell’antico Egitto, così come nel mondo Romano ed Etrusco prima, l’apicoltura era sviluppata.
Le tecniche di allevamento sono pressoché rimaste immutate fino al 1851, quando Lorenzo L Langstrth inventò l’arnia classica, successivamente nel 1859 da C.Dadant, sempre in America.In Italia standardizzata nel 1932 con il nome di arnia Italica-Carlini, successivamente modificata.
Con l’introduzione delle arnie a cassetta, successivamente conosciuta come arnia classica, abbiamo l’innovazione delle due sezioni e dei telaini. Infatti, queste arnie sono divise in due parti, il “fondo” o “nido” che è la parte dell’arnia che viene aperta solo per controlli ti tipo sanitario e il Melario. Questa parte superiore è dotata di piccoli telai mobili che consentono di estrarre il miele senza devastare la colonia.
Lo studio delle api e del loro modo di vivere ha portato alla costruzione di arnie sempre più tecnologiche e meno invasive, dotate percorsi obbligati per la raccolta di polline o pappa reale ecc. per poter ottenere il massimo dalle api, nel rispetto della vita della loro collettività.
Infine, da ricordare che nonostante la produzione dello zucchero, derivato dalla canna da zucchero, fosse già un’industria nella Venezia del 1400, il miele restava il dolcificante più usato e meno costoso. Il miele tra il 1800 ed il 1900, verrà poi soppiantato come dolcificante con la produzione industriale dello zucchero ricavato dalle barbabietole.


Apicoltura Valdieno

Spedizione: in tutta Italia con Corriere Espresso Bartolini

Pagamenti: Bonifico Bancario anticipato o Carta di Credito (Visa e MasterCard)

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