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Monteroni, posto in Val d’Arbia, si trovava sulla Via Francigena, la strada per Roma, la cui centralità europea si andò fortemente consolidando nel XII secolo. Nel XIII secolo secolo il territorio di Monteroni era legato all’espansione patrimoniale dell’ospedale di Santa Maria della Scala di Siena. Rimase sotto la giurisdizione senese fino al 1557, quando entrò a far parte dello Stato mediceo.
Il territorio di Monteroni ospita un patrimonio culturale ricchissimo. Le chiese, le torri e i palazzi, le ville e i castelli, come ad esempio quello di San Fabiano, danno un'idea della sua varia e articolata ricchezza. Il paesaggio collinare è costellato da alberi radi e solitarie case coloniche, vasti campi coltivati a cereali, strade bianche che si snodano nella campagna.
Così si possono scoprire preziosi, spesso piccoli edifici nascosti fra le ampie pieghe delle Crete, come la Cappella della fattoria dei Bichi Ruspoli a Radi, elegantemente decorata nel 1772; o come l’ottagonale cappella laterizia progettata originariamente da Giulio Rossi per il conte Ferdinando Pieri Nerli nelle immediate vicinanze della sua Villa, iniziata attorno al 1860 in chiave neogotica e proseguita, alla morte dell’artista, dal suo allievo, Giuseppe Partini, padre dell’architettura del Purismo senese.
Giuseppe Partini in effetti proprio qui, nel piccolo, elegante edificio neomedioevale, mise in essere il ‘manifesto’ di quell’architettura che, precedendo il gusto cosiddetto preraffaellitico che si sarebbe affermato nei decenni successivi nell’arte non solo italiana ma europea, intendeva proporre al gusto ‘moderno’ forme non copiate, ma derivate da quel ‘felice’ momento dell’arte italiana dei secoli XIV e XV che venivano criticamente ed ancor prima esteticamente percepiti come un blocco storiograficamente e stilisticamente unitario: per cui se le forme dell’architettura riecheggiano quelle trecentesche, però regolarizzate e semplificate sulla scorta di un aurorale Rinascimento, le pitture a fresco (raffinati dipinti su volte e pareti di Cesare Maccari, Luigi Mussini ed Alessandro Franchi), le sculture (gli intagli e il sepolcro di Girolamo Ballati Nerli, padre del committente, intagliati da Tito Sarrocchi) e gli artistici ornati in ferro battuto appaiono improntati alle maniere di un Umanesimo delicatamente quattrocentesco. Le raffinate calligrafie gotiche e le gracili grazie del primo Rinascmento si fondono, insomma, in nuove forme chiaramente destinate a un’élite intellettuale sospesa fra Simbolismo e Decadentismo, aggiornatissima sulle tendenze più avanzate dell’estetica europea.
In questo contesto va inserita anche la ridecorazione della chiesa, di origine medioevale, di San Pietro Apostolo a Radi, dalla facciatina neorinascimentale in cotto, che ospita al suo interno il dipinto della Madonna della Stella di Amos Cassioli, in cui il Quattrocento sembra innestarsi sul più antico tronco dell’arte trecentesca e che, significativamente, presenta sullo sfondo un paesaggio che ricanta puristicamente il paesaggio reale delle Crete, però come filtrato dalle memorie dei paesaggi gotici di un Lorenzetti e rinascimentali di un Vecchietta, idealmente fusi ed amalgamati alla moderna.













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