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HISTORY
Stemma 

Posto sopra un colle, alle cui falde scorre il torrente Asso e sovrastato da un antico castello, il centro abitato di San Giovanni d'Asso è capoluogo di un territorio comunale che comprende le frazioni di Montisi, Lucignano d'Asso, Monterongriffoli, Vergelle e Pieve a Salti. Sede.
All'inizio della sua storia, di stanziamenti rurali etruschi, a lungo conteso dal Vescovo di Arezzo e da quello di Siena, saccheggiato dai Ghibellini nel 1315, San Giovanni d'Asso assunse una più precisa definizione dei propri confini comunali con il Regolamento Generale del Granducato di Toscana del 2 giugno 1777.
Nella parte più alta del paese, detta "Borghetto", è situato il Castello, la cui origine risale ai secoli XIII-XIV su disegno di Agostino e di Agnolo di Ventura, architetti senesi. Il Castello ospita, nel mese di novembre, la nota Mostra Mercato del Tartufo Bianco. Rimarchevole anche la Chiesa di San Giovanni Battista e, nella parte inferiore del paese, ornata di cipressi, San Pietro in Villore, senz'altro la piu pregevole chiesa della zona. Nel territorio comunale, risalta il pittoresco abitato di Montisi, con la Chiesa dell'Annunziata e la sua storica grancia.
Qui, ogni anno, nella domenica piu prossima al 5 di agosto (festa della Madonna delle Nevi Patrona di Montisi) si svolge la "Giostra di Simone". Notevole anche il Castello di Montelifre, mentre a Pava e significativa la storica Pieve. Tra le produzioni agricole, preziosa e nota in tutta Italia quella del tartufo bianco, ma la terra offre pure buoni vini, ottimo olio e formaggi saporiti.
Dal colle che domina la valle del torrente Asso le Crete offrono tutta la magìa e le atmosfere di una terra pura e profumata.

Già perché San Giovanni è il regno del tartufo bianco che viene celebrato nella tradizionale Mostra Mercato ospitata ogni mese di novembre nel Castello che si erge dal " Borghetto ", la parte più alta del paese.

La piazza
San Giovanni
d'Asso, piccolo centro appena a sud di Siena, ricco di casali, borghi e castelli, è un ponte naturale tra le Crete e la Val d'Orcia. In questo luogo, raro esempio di connubio armonico tra natura e impronta dell'uomo, è stato inaugurato, il 13 novembre, il primo museo italiano del tartufo. Scenario di questo intervento i sotterranei del trecentesco Castello di San Giovanni. In tutto 250 metri quadrati suddivisi in quattro nuclei espositivi.
"Il tartufo e i sensi" è l'incipit per la parte del percorso che ne sottolinea tutte le sensazioni. Il tartufo è conosciuto fin dai tempi più antichi. Plutarco azzardò l'affermazione alquanto originale che il "Tubero" sia nato dall'azione combinata dell'acqua, del calore e dei fulmini. La scienza unita alle credenze popolari coprirono il tartufo di mistero al punto che non si sapeva definire se fosse un pianta o un animale. Venne anche definito cibo del diavolo e delle streghe, per il suo odore sulfureo. Nell'Eurora del secolo passato, il tartufo veniva chiamato "aglio del ricco" sia per il suo sentore agliaceo e sia perché si poteva trovare solo alla mensa dei ricchi. Il conte Camillo Benso di Cavour utilizzò il tartufo come mezzo diplomatico. Gioacchino Rossini lo definì il "Mozart dei funghi" e lord Byron lo teneva sulla scrivania: pensava che il suo profumo ne aumentasse la creatività. Ai giorni nostri il consumo dei tartufi, prezzo permettendo, è in costante aumento per le persone sedotte dal gusto di questo "diamante della tavola".